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Gabriella MORETTI PATRIAE TREPIDANTIS IMAGO LA PERSONIFICAZIONE DI ROMA NELLA PHARSALIA FRA OSTENTUM E DISSEMINAZIONE ALLEGORICA CESARE AL RUBICONE E L'ALLEGORIA DELLA PATRIA Dopo il primo proemio seguito dalle Laudes Neronis, dopo il cosiddetto secondo proemio in cui Lucano analizza le cause del bellum civile, il vero e proprio racconto storico della Pharsalia inizia al v. 183 del I libro, seguendo con estrema velocità il percorso fulmineo di Cesare che, traversate le Alpi, d'impeto si dirige in Italia. Nel giro di due versi, al v. 185, Cesare è già di fronte all'esile confine geografico che segnava il passaggio dalla Gallia Cisalpina all'Italia: il Rubicone, il cui nome e le cui caratteristiche verranno poi chiosate dall'aggettivo puniceus 1 . Subito ecco che un'apparizione straordinaria gli si para dinnanzi: Vt uentum est parui Rubiconis ad undas, ingens uisa duci patriae trepidantis imago clara per obscuram uoltu maestissima noctem turrigero canos effundens uertice crines caesarie lacera nudisque adstare lacertis et gemitu permixta loqui : « Quo tenditis ultra ? Quo fertis mca signa, uiri ? si iure uenitis, si ciues, huc usque licet »2. Giunto che fu alle onde del piccolo Rubicone, grandiosa apparve al condottiero la figura della Patria trepidante, fulgida nell'oscurità della notte, con volto mestissimo, i canuti capelli fluenti dalla testa turrita, con le chiome lacere, e le braccia nude.
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